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Alla 30ª giornata del campionato 2024/25, il Lecce si ritrova ancora una volta a lottare per evitare la retrocessione, una battaglia che rappresenta la sua dimensione naturale nel massimo campionato. Tuttavia, il contesto attuale appare più complesso e il margine d’errore si è ridotto al minimo. Come si è evoluto il percorso giallorosso nel tempo? Analizziamo le ultime tre stagioni confrontando rendimento, strategie e dinamiche della corsa salvezza.

2022/23 - La solidità difensiva di Baroni

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Nella prima stagione sotto la guida di Mister Marco Baroni, il Lecce si era affermato come una squadra estremamente solida dal punto di vista difensivo. A questo punto della stagione, i giallorossi avevano raccolto 28 punti, con un margine di cinque lunghezze sull’Hellas Verona terzultimo e due sullo Spezia, che a fine anno sarebbe retrocesso.

Il grande punto di forza della squadra era senza dubbio la compattezza difensiva: Umtiti garantiva esperienza, leadership e qualità nel reparto arretrato, mentre Hjulmand, davanti alla difesa, si rivelava un autentico schermo protettivo. L’impronta di Baroni, allenatore noto per l’attenzione alla fase difensiva, era evidente: il Lecce, esclusa l’ultima gara contro il Bologna a salvezza già ottenuta, non subì mai più di due reti in una singola partita. Un equilibrio che si rivelò decisivo per la permanenza in Serie A.

2023/24 - L’incertezza fino alla svolta con Gotti

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Nella stagione successiva, il Lecce si trovava in una situazione simile ma con una differenza sostanziale: a questo punto del campionato, la squadra vantava quattro punti di vantaggio sulla zona retrocessione, con ben quattro squadre a dividerla dall’Empoli, diciottesimo in classifica.

Il momento chiave dell’annata arrivò con il cambio in panchina: dopo l’episodio che portò all’esonero di D’Aversa, il club affidò la squadra a Luca Gotti. L’impatto fu immediato, con un miglioramento nella gestione della fase offensiva e una maggiore organizzazione difensiva. In particolare, Gotti lavorò sulla costruzione della fascia sinistra, valorizzando la catena formata da Gallo e Dorgu, e introdusse un sistema di gioco più strutturato con la doppia punta Krstovic-Piccoli. Il passaggio a un 4-4-2 più solido permise al Lecce di avere più uomini in area di rigore, aumentando il peso offensivo e garantendo maggiore pericolosità in fase di finalizzazione.

La vittoria per 0-3 sul Sassuolo rappresentò il vero spartiacque della stagione: una prestazione dominante che diede ai salentini la spinta decisiva verso la seconda salvezza consecutiva, mentre i neroverdi sprofondavano verso la Serie B.

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