Chevanton: "Dal 2001 ad oggi è la squadra più bella". Poi aneddoti su De Canio, Semeraro, Tesoro ed il consiglio su Falco...


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Il discorso introduce piano piano il match contro il Napoli: "Queste sono le partite più belle da giocare. Sicuramente ha più ricambi del Lecce, rientra Milik ma sarà una gara in cui i giocatori del Lecce saranno super concentrati perché al minimo errore rischi di essere punito. Io sono fiducioso perché giochiamo bene. Secondo me è la squadra che ho visto giocare meglio dal 2001 ad oggi. Forse qualche partita con Zeman ma questa penso che sia la più bella", ha detto il bomber. Poi però viene stuzzicato sull'episodio del gol-no gol di quel Lecce-Napoli 2-1 del 2010: "Dopo il gol di sinistro ho guardato l'arbitro prima di esultare perché non sapeva dove guardare. Secondo me tra arbitro e guardalinee non aveva dato il gol il direttore di gara. Nel momento in cui faccio il gol lo guardo e lui guardava la porta senza capirci molto, io parto e vado sul guardalinee, lo guardo e gli grido 'gol' e lui comincia a correre verso il centrocampo. Non era semplice perché il calcio era troppo veloce e dopo aver colpito la traversa il pallone è uscito subito". Poi la curiosità si focalizza sul rapporto teso tra De Canio, allora tecnico dei giallorossi, e l'attaccante che veniva utilizzato con il contagocce: "Dopo la partita tornammo negli spogliatoi e non mi disse niente, come per tutta la stagione. Quell'anno secondo me ho fatto i due gol più importanti. Dopo Parma e quella rete, negli spogliatoi mi disse che non avrei potuto giocare nemmeno 5 minuti". Finito il siparietto divertente, l'ex centravanti si fa serio e ricorda con tristezza quegli anni: "Io stavo andando via (a Gennaio, ndr) al National de Montevideo, in Uruguay. Mi chiamò De Canio e mi disse per favore di restare perché sarebbe stato importante per il gruppo e perché avrei giocato. Chiuso il mercato di Gennaio non vengo nemmeno più convocato. Addirittura con il Bologna mi fece giocare in casa d'esterno, mai fatto, e poi mi sostituì dopo 10 minuti". Cheva svela altri retroscena: "La gente di Lecce non conosce molte cose. Io quell'anno non sarei dovuto tornare perché c'era molta gente che non mi voleva tra cui il Presidente e lo stesso allenatore che era in dubbio. Chi mi ha fatto tornare sono stati Claudio Fenucci e Giacomazzi. Io chiamai Pierandrea, allora era Presidente lui, e lo pregai di farmi tornare. A Siviglia avevo ancora un contratto di un anno con ingaggio molto alto e a Lecce invece, se non ricordo male, mi pagarono 90 mila euro". Dopo il capitolo Semeraro, si apre il capitolo Tesoro che corrisponde al suo terzo ritorno: "Andai a parlare con i Tesoro a Torre Lapillo, con Lerda parlai solo due volte allo stadio. In una di quelle volte mi disse che ero venuto per giocare e non per immagine. Da quel giorno non mi parlò mai più. Da quel momento uscirono voci sullo spogliatoio ma non è vero e ve lo posso giurare. Quando c'erano delle riunioni tra giocatori e dirigenza io non c'ero mai, l'unica volta che sono stato chiamato c'era Gustinetti. Perché? Sapevano che se avessi visto qualcosa di strano avrei parlato". Arrivano domande dagli utenti che seguono la trasmissione, qualcuno tenta di ricordargli la punizione calciata contro il Milan: "I miei gol con il Lecce me li ricordo tutti, pure quelli di Coppa Italia. Quella su Dida era una punizione causata da Cafù al vertice dell'area. Io del Siviglia o del Monaco mi ricordo un paio di gol e basta ma quelli del Lecce li ricordo tutti. Avrei tanto voluto ritirarmi con la maglia del Lecce, giocando l'ultimo minuto con la maglia del Lecce prima di smettere". Un altro tifoso gli chiede se esiste un calciatore nel Lecce che può emularlo: "Adesso non lo so ma sicuramente ci sarà. Prima c'era Pasculli, poi sono arrivato io, domani ce ne sarà un altro. Diceva Fernando Morena, ex calciatore uruguaiano, che i record sono fatti per essere battuti e lo disse quando ero a tre gol dal suo record".
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