Lecce, così non basta: ecco cosa dicono i numeri sulla corsa salvezza

Difesa in linea con le concorrenti, ma la fase offensiva preoccupa: i dati mostrano dove il Lecce deve migliorare per evitare la retrocessione. E c’è un dettaglio che non può essere ignorato…
La lotta per non retrocedere è più accesa che mai, e squadre come Lecce, Parma ed Empoli stanno giocando ogni partita come fosse una finale. Ma oltre alle emozioni e alle sensazioni del campo, cosa ci dicono i numeri? Analizziamo le statistiche per capire punti di forza e debolezze dei giallorossi, confrontandoli con i loro diretti avversari nella corsa salvezza.

Fase offensiva: il Lecce deve alzare il ritmo

Partiamo dai dati relativi all’attacco. Cinque indicatori fondamentali ci mostrano chi sta facendo meglio quando si tratta di creare pericoli agli avversari:
⦁ Gol segnati: il Lecce ha una media di 0.70 gol a partita, ben al di sotto di Parma (1.17) ed Empoli (0.80).
⦁ Tiri in porta: i giallorossi tentano 3.17 conclusioni nello specchio a gara, meno di Parma (3.77) ma più dell’Empoli (2.80).
⦁ Dribbling riusciti: qui il Lecce regge il confronto con 6 dribbling a partita, mentre Parma (7.10) e Empoli (5.77) sono leggermente sopra e sotto rispettivamente.
⦁ Field Tilt: questa statistica indica la percentuale di possesso palla che una squadra ha nell’ultimo terzo offensivo del campo. Il Lecce è al 36.60%, un valore inferiore al Parma (45.10%) ma superiore all’Empoli (34.11%).
⦁ Passaggi riusciti nel terzo offensivo: anche qui i giallorossi soffrono, con una media di 39.93 passaggi completati in zona d’attacco, contro i 57.27 del Parma e i 32.93 dell’Empoli.
Il quadro è chiaro: il Parma è nettamente avanti in ogni voce statistica della fase offensiva, un lavoro costruito da Fabio Pecchia e che ora Cristian Chivu cercherà di proseguire. Il Lecce, invece, conferma le difficoltà già note: poca incisività in attacco e poco predominio nella trequarti avversaria.
Fase difensiva: Lecce in linea con le concorrenti
Se i dati offensivi preoccupano, quelli difensivi sono più confortanti. Gli ultimi cinque indicatori analizzati ci raccontano una squadra che, salvo alcuni momenti di blackout, si mantiene competitiva dietro:

⦁ Gol subiti: 1.63 a partita, lo stesso valore del Parma e leggermente superiore all’Empoli (1.57).
⦁ Tiri in porta subiti: 4.83 per il Lecce, più di Parma (4.27) ed Empoli (4.33), ma senza differenze enormi.
⦁ Dribbling subiti: il Lecce ne concede 7.87 a gara, più di Parma (6.30) ed Empoli (6.53).
⦁ PPDA (Passes per Defensive Action): questo è un indicatore dell’efficacia del pressing, e più è basso il valore, meglio viene eseguito. Il Lecce ha 18.08, un numero buono rispetto a Empoli (19.44) e Parma (22.20).
⦁ Duelli difensivi vinti: il Lecce si difende bene con 32.33 duelli vinti a partita, meglio del Parma (26.97) e quasi in linea con l’Empoli (32.40).
Insomma, i giallorossi reggono bene il confronto in fase difensiva ed il recente ritorno di Gaspar potrebbe migliorare ulteriormente il rendimento difensivo dei salentini. Il pressing funziona in modo efficace, con un buon valore di PPDA, e la squadra è competitiva nei duelli individuali.
Il Lecce può migliorare, ma serve più cattiveria in attacco
Questi numeri confermano quanto già si sapeva: il Lecce è una squadra che, al netto di qualche blackout (22 dei 49 goal subiti sono stati incassati in 5 partite), è abbastanza compatta dietro e non ha nulla da invidiare alle dirette concorrenti nella lotta per la salvezza. Ma è davanti che i problemi diventano evidenti. Il poco predominio nella trequarti offensiva, i goal assenti dei centrocampisti e la difficoltà a concludere sono dati che devono cambiare se si vuole raggiungere la salvezza.
La domanda è inevitabile: basterà migliorare la fase offensiva per evitare la retrocessione, o servono interventi più radicali?