Paura, paura di sbagliare, il
Lecce non ha più la
spensieratezza e la voglia di stupire divertendosi. Alcuni giocatori sono come bloccati, spesso in ritardo in
fase difensiva, mentre sono timidi in quella
offensiva. Lo spirito di andare, di osare, di pressare, di fare male, non c'è più.
A cosa sia dovuta questa
involuzione che non si è vista solo contro il forte Empoli, ma anche contro la
Reggina sabato scorso, non è dato sapere.
Il
Lecce non c'è, o meglio c'è quando si libera dalle paure, quando non ha più nulla da perdere, diversamente è composto da
soldatini che fanno il compitino, spesso male. E' come se alcuni si aspettassero un voto alla
prestazione, ma non dai giornalisti.
La
riprova sta proprio negli ultimi 20 minuti, quando
Mancosu inizia a giocare, ad esempio, non c'è squadra avversaria che riesca a limitarlo in questa
categoria. Gli altri si scrollano di dosso la tensione, si sciolgono ed iniziano a fare quello che gli riesce meglio e lo abbiamo visto in tante altre partite.
Giocare a pallone.
Eugenio Corini l'aveva detto nella conferenza pre-gara “
vorrei che i ragazzi mettessero in campo quello che mi hanno fatto vedere in allenamento”. E' stato
accontentato nell'ultima parte della partita, fino a che l'arbitro non ha fischiato la fine ha incitato i suoi ragazzi dalla
panchina, la voleva vincere il buon “
genio”, dev'essere contento di averla recuperata.
La
formazione era pressochè costretta, il Lecce disponeva del solo
Stepinski davanti (Rodriguez aveva recuperato in extremis e avrebbe giocato solo in caso di necessità, come lui Listkowski) con
Coda squalificato e gli altri due vittime di mal di pancia. Ha scelto per un sistema di gioco diverso con
Henderson e
Mancosu dietro al polacco, mentre a centrocampo insieme a Tachtsidis ha fatto l'esordio
Nikolov a destra, con Majer a sinistra. In
difesa Pisacane ha sostituito Meccariello. Una formazione che sulla carta dava alcune
garanzie per compattezza, era invece un'incognita nella
fase offensiva.
Il Lecce ha giocato
settanta minuti a rincorrere, senza tirare in porta e senza battere un calcio d'angolo, forse soltanto uno. Mancosu era
avulso dalla manovra con la squadra che si incaponiva a giocare a destra mentre lui era a sinistra;
Nikolov entrato con grande grinta è stato “
spento” dopo cinque minuti dal direttore di gara con un
cartellino giallo abbastanza frettoloso; Henderson era un pesce fuor d'acqua, adattato in una posizione non sua, non è mai entrato in partita, mentre su
Majer è meglio stendere un velo pietoso. Non c'è traccia di quel
calciatore esuberante, tatticamente prezioso, che i tifosi del Lecce conoscono bene.
Il
contraccolpo psicologico di aver preso il secondo gol ad inizio ripresa è stato tremendo, nonostante le sostituzioni volute da Corini la squadra non riusciva a giocare. Poi, per incanto, capitan
Mancosu, tipo la bella addormentata nel bosco, si è svegliato ha iniziato a svariare dietro a Rodriguez ed a
Stepinski, a svariare su tutto il fronte offensivo tra le linee e la difesa dell'Empoli non l'ha visto più. Gol ed assist per “
Pablito”, più una serie di giocate nello stretto che hanno risvegliato tutta la squadra.
Listkowski ha iniziato a duettare, Hjumand entrato in sostituzione di Tachtsidis ha dato geometrie e punti di riferimento (la prossima la giocherà da titolare vista la squalifica del greco), il giovane
Gallo, di cui tanto bene si parla, ha dimostrato di non essere inferiore ai titolari, mentre
Rodriguez ha “
punito”. Due palle ha avuto in area il giovane talento spagnolo, la prima di testa l'ha spedita alta, la seconda di destro l'ha messa dentro.
Il Lecce ha continuato ad
attaccare fino al triplice fischio ed i ragazzi così come devono essere contenti di aver recuperato la partita, erano allo stesso tempo
arrabbiati per non averla ribaltata completamente.
Due a due, un pareggio che lascia inalterata la distanza tra l'Empoli ed il Lecce, in una giornata che per i
giallorossi poteva essere devastante. Quando ci si presenta al cospetto della capolista con il
reparto offensivo ridotto all'osso, non è facile vincere la partita; il pareggio per come è arrivato è oro colato se sommato ai tre punti di Reggio
Calabria.
Corini ora avrà un'altra settimana di lavoro per consentire ai
nuovi arrivi di ambientarsi meglio e preparare, stavolta con almeno tre punte a disposizione, la delicata trasferta di
Pordenone.
Il
Lecce è ancora lì, agganciato alle prime ma per dire la sua fino in fondo ha bisogno di ritrovarsi, cercare gli
equilibri, ritornare alla voglia di mangiarsi il campo.
Manca un
intero girone, si può fare.