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Indimenticato ed indimenticabile bomber scoperto da Pantaleo Corvino, Valeri Bojinov ha rilasciato un'intervista a La Gazzetta dello Sport dove parla del suo passato nel Lecce, del suo legame con il Salento e di alcune delle figure che lo hanno fatto crescere. Ecco un estratto della sua intervista.

Il debutto

Cavasin mi mandò in campo a 15 anni e 11 mesi contro il Brescia, gennaio 2002. Ne vado fiero, ma ero convinto di poter vincere il Pallone d'oro.

Sul futuro e su Corvino

Mi piacerebbe fare il direttore sportivo, ma poi la vita è finita. Burnout? No, ma la generazione è cambiata e oggi chi fa questo mestiere lavora 20 ore al giorno. 

Ho avuto la fortuna di avere Corvino, lo Special One dei direttori, il Messi del suo mestiere. Dobbiamo inchinarci davanti a lui. La sua vittoria è stata scoprire giocatori sconosciuti e rivenderli.

Corvino

Come lo ha scoperto a Malta?

Avevo 14 anni, lui era lì e mi portò subito in Italia per un provino. Sarei dovuto rimanere per un paio di giorni, e invece ho legato al Salento tutta la mia vita. Lì ho studiato, ho imparato l'italiano e anche il dialetto. 

Come dico sempre: “Lu sule , lu mare, lu jentu”. A maggio vorrei tornare per salutare Corvino, che tra l'altro mi parlava in salentino.

Cosa capiva inizialmente?

Nulla. “O capisci, capisci. Altrimenti sono ca… tuoi” Questa la sua frase tipo. Ti bastonava spesso. Segnavi un super gol? Zero complimenti: ti diceva che la battaglia successiva sarebbe stata la prossima. Un mentore.

Con Zeman amore a prima vista?

Macché all'inizio mi stava sulle palle.  Ci furono scontri. Il giorno della presentazione, ad esempio, lui parlava piano, non sentivo niente e mi misi a ridere. Lui si girò di scatto e disse: “Ridi Bojinov, ridi, che da domani rido io”.

Sul ritiro

Un ritiro massacrante: dieci volte i mille metri, gradoni, sacchi di sabbia, scatti. E mentre faticavo mi diceva: “Vuoi diventare come Sheva? Allora corri”. 

Un posto nel mondo oltre al suo paese?

Lecce. Per sempre. Non vedo l'ora di tornare.

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