Una partita
maledetta, di quelle in cui si tira per una ventina di volte, qualcuna anche in maniera pericolosa e non si riesce a segnare. A fronte di molte occasioni evidentemente ci sono anche tantissime azioni che non si sono poi trasformate in tiri in porta, svanite per
imprecisione o anche per la bravura degli avversari.
Solitamente le gare che vedono i
classici “testa coda”, nell'80% dei casi si risolvono con la vittoria delle squadre più in alto in classifica, il
Lecce ultimamente fa parte del restante 20% e bisogna accettarlo.
Contro la Virtus Entella è stata sin da subito una partita a senso unico, con i giallorossi che
attaccavano cercando spazi utili nella munitissima retroguardia degli ospiti. Azioni su azioni, a volte veloci, altre compassate (non si può andare “a tutta” per l'intero incontro); il Lecce ha
provato ad attaccare, a turno, in tutte le zone del campo: sulle fasce con Gallo e Maggio a sostenere l'azione, per vie centrali
attraverso i movimenti di Mancosu tra le linee, con palloni in area per le punte, con tiri dalla media distanza, con i calci piazzati.
Ha provato il fraseggio e lo
scambio veloce, ha provato l'inserimento delle mezz'ali, insomma tutto il repertorio a disposizione di una squadra. Non ha fatto gol. Queste partite bisogna
sbloccarle, perchè se non lo fai diventano sempre più ostiche, il nervosismo sale ed il tempo a disposizione diminuisce.
La
sensazione, guardando, era che gli uomini di Corini potessero segnare da un momento all'altro ma si aveva anche la percezione che mancasse qualcosa. A lungo andare si è
materializzata: il Lecce è una squadra monocorde, non ha un cambio di passo o di ritmo netto; questo lo soffre molto quando non ci sono spazi e soprattutto non ha in organico quella seconda punta con determinate
caratteristiche, cioè quelle di saltare l'uomo, tentare il dribbling per creare la superiorità numerica, farsi fare fallo, guadagnare calci da fermo e fare ammonire qualche
avversario.
Al Lecce manca ad oggi l'alternativa a Falco, quell'uomo che viene incontro, si fa dare la palla e riparte, “sterza”, scambia e
ricomincia; si spera possa essere proprio il giovane Yalcin, arrivato nel mercato di gennaio in sovrappeso, non in buone
condizioni atletiche (causa Covid); il turco sta lavorando per recuperare la forma, cercando di integrarsi velocemente in un'altra nazione, con un'altra lingua, in una squadra nuova.
Onestamente le
problematicità che deve affrontare il tecnico giallorosso non sono poche, siamo tutti sicuri che il Lecce abbia fatto un buon lavoro nel puntare sui giovani, quasi tutti di proprietà, ma ai quali bisogna dare il tempo necessario per
ambientarsi, presi per mano proprio da quegli “anziani” che devono insegnargli tutto. L'altro aspetto che ancora non si
percepisce appieno è quell'unità di intenti, quella “fame” che fa diventare gruppo una squadra. Sappiamo che con tanti calciatori nuovi in organico, sia quasi
fisiologico che ci voglia del tempo.
Il pareggio contro l'ultima in classifica è stata l'ennesima doccia fredda di questo campionato, di questa “otto giorni” in cui il Lecce doveva
sprintare, forte anche delle ultime due vittorie consecutive, per avvicinarsi alla vetta della classifica.
Domenica c'è l'ultima tappa, una
Reggiana in netta
ripresa che vorrà vendicare il 7-1 dell'andata.
A volte pensiamo che non sia l'anno giusto per i colori
giallorossi e che si debba avere pazienza e costruire, poi guardiamo la classifica, aggiungiamo i punti persi per strada, ci facciamo due
domande e prendono il sopravvento le aspettative frustrate.
Non è nostra abitudine quella di cercare colpevoli, non
soffriamo di antipatie e simpatie e vediamo tutti coloro che indossano la nostra maglia non come bandiere ma come prestatori d'opera, quindi scevri da ogni
condizionamento possiamo scrivere che noi non cerchiamo un capro espiatorio, pur essendo consapevoli che trovarne uno, uno qualsiasi, può mitigare la delusione.
Non c'è tempo, il
Lecce deve pensare alla prossima partita e cercare di arrivare all'epilogo nella migliore condizione di classifica possibile, liberandosi da quel fardello che la vorrebbe
invincibile a tutti i costi, nella speranza di poter affrontare i probabili play-off non più da gruppo, ma da “branco”.
Poi, quello che verrà, vista l'annata e le innumerevoli
complessità affrontate, sarà tutto grasso che cola.