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Quando a Pantaleo Corvino si fa notare che una parte della tifoseria lo critica e contesta le sue scelte, il suo sguardo si incupisce. È una reazione naturale, che il responsabile dell’area tecnica non controlla. In 12 anni di Lecce dovrebbe essere abituato, nel calcio si ricevono più critiche che complimenti, però quelle distruttive fanno male e segnano profondamente, soprattutto se arrivano da propri conterranei e se, a risultati ottenuti, rimangono tali, senza trasformarsi in elogi o quantomeno in scuse. Nemo propheta in patria. Eppure, Corvino ha già vinto a casa sua. 

Che paura!

Paura. L’ha nominata diverse volte durante la sua ospitata di ieri sera a Piazza Giallorossa. Corvino ha detto di svegliarsi tutte le mattine con addosso la paura. Ha specificato che trattasi di paura e non di ansia e che tra le due c’è una bella differenza. La prima permette di affrontare le proprie insicurezze ed i momenti difficili con ancora maggiore concentrazione. La seconda blocca ed adesso non serve. Non a 9 giornate dalla fine di un campionato che potrebbe trasformarsi in storia. 

Trinchera e Corvino

La partita più importante? La prossima 

Nessuna tabella, la prossima è la partita più importante. Affrontata la Roma, subito testa al Venezia e poi a quella successiva. Una dopo l’altra, senza pensare che si possa vincere con una squadra e non con un’altra. Pantaleo Corvino, dopo 50 anni di esperienza nel calcio, ha le idee chiarissime. E non ha voglia di effettuare inutili voli pindarici. Non promette, anche se ci tiene a ribadire che l’asticella è stata alzata. Quella benedetta asticella della discordia è stata sollevata qualche centimetro in più sia nel mercato estivo che in quello invernale. Solo il campo dirà se è bastato, se il lavoro compiuto è stato sufficiente, se le urla di gioia possono cancellare i rimpianti che i tifosi si portano dietro dal 31 agosto.

I sogni si mischiano con la paura. Sempre lei. Unica consigliera in un momento di buio, in cui la squadra non si esprime come vorrebbe e l’allenatore pare aver smarrito temporaneamente la bussola. C’è un sogno chiamato terza salvezza consecutiva. Tanti record già in bacheca ma un traguardo che ormai è diventato un’ossessione. Quando tutto è partito già si pensava a quello. 3 volte salvi in A. Non è mai successo e Corvino sa cosa significa non riuscirci, lo ha provato sulla sua pelle appena 20 anni fa. Solo 20 anni fa. Già 20 anni fa.

20 anni dall'ultima volta 

Questa volta non vuole perdere. E di perdere ha paura. Allora chiede una mano al Salento. Non perché non creda nei suoi ragazzi. Anzi. Insieme a Stefano Trinchera ha scelto uno ad uno i suoi uomini. Si fida ciecamente di loro. E li difende tutti, dal primo all’ultimo. Però in questa corsa verso il successo ha bisogno anche del suo popolo. Di tutti quelli che tengono al Lecce e che sabato allo stadio avranno paura. La sua stessa paura. Quella grazie alla quale ognuno darà il massimo fino all’ultimo minuto dell’ultima partita.

In fondo, non c’è niente di male ad aver paura. 

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